Bessa-Aurifodine

Aurifodine della Bessa...
... forse non solo ORO...
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Lo scopo del sito è di rendere pubblica questa mia ricerca riguardante considerazioni geologiche su quello che da molti è conosciuto come il "grande giacimento aurifero della Bessa".








Cliccando sul link qui sopra potrete  prelevare l'opera in versione pdf.


Fatti salvi i diritti di proprietà intellettuale dell'opera, l'autore è ben lieto di mettere a disposizione di un pubblico il più ampio possibile il risultato di questa ricerca.

Sono ben accette eventuali critiche ed osservazioni volte a stimolare il dibattito su di un argomento che riguarda un territorio biellese che, per le sue caratteristiche geologiche,  merita di essere conosciuto, apprezzato e valorizzato.



Il contenuto della ricerca è di proprietà dell'Autore che se ne riserva tutti i diritti. Chi volesse può divulgare liberamente  il testo citando l'autore.


L'autore:
Giuseppe Quaglino

Introduzione del Prof.

Antonio Della Giusta
Professore Ordinario di Mineralogia dell'Università di Padova


 

L’Autore sottopone a una attenta analisi la veridicità delle conoscenze su quello che da molti è conosciuto come il grande giacimento aurifero della Bessa ampiamente sfruttato ancora prima dei Romani.

La lunga esperienza come geologo, unita alla ricerca su fonti bibliografiche e grazie a numerosi viaggi in diversi regioni del Mondo con specifici siti di interesse geominerario e glaciologico , consentono all'Autore di mettere in evidenza come molte conoscenze  che paiono acquisite e localmente profondamente radicate siano in realtà solo ipotesi, che i vari studiosi della Bessa si sono limitati a ripetere riprendendole da scritti precedenti.

L'Autore, con una approfondita analisi della complessa fenomenologia fluvioglaciale che ha portato, assieme a notevoli interventi antropici, alla attuale morfologia della Bessa, dimostra in particolare la debole consistenza di due vecchie ipotesi che si rafforzavano reciprocamente:
la prima, la realizzazione da parte dei Romani di imponenti opere di canalizzazione, lunghe molte decine di chilometri su percorsi molto difficili per portare in Bessa l’indispensabile acqua di lavaggio pur essendone molto ricca grazie a condizioni idrogeologiche nettamente diverse dalle attuali; la seconda, la massiccia movimentazione di milioni di ciottoli,  anche con criteri poco razionali, per “Estrarre” la sabbia aurifera .

Anche questo è uno dei casi in cui gli scrittori hanno lasciato ampio spazio alla fantasia, senza approfondire ulteriormente le ricerche archeologiche e geologiche a suo tempo eseguite.

Non sussistono infatti nella Bessa situazioni geomorfologiche, sedimentologiche ed analisi chimico-statistiche che suggeriscano una presenza di oro in concentrazioni superiori a quelle dei torrenti Dora Baltea, Cervo, Elvo ed Olobbia. Inoltre  nei loro alvei non vi era logicamente la necessità di convogliare acqua da grandi distanze, né di separare la sabbia aurifera dalla enorme quantità di ciottoli di grandi dimensioni.

E allora perchè è stato fatto questo immane lavoro? L'Autore avanza una nuova ipotesi, cioè che i Romani abbiano sì cercato l'oro nei sedimenti sabbiosi presenti nel complesso fluvioglaciale  della Bessa, utilizzando per il lavaggio l'acqua allora localmente disponibile in grande quantità, ma anche  sfruttato una seconda materia prima ampiamente presente in Bessa sino a pochi decenni fa e particolarmente apprezzata dai Romani.

E' una ipotesi suggestiva e plausibile sotto l'aspetto geologico-applicativo  che potrebbe servire da spunto per future indagini storico – archeologiche sulla Bessa.

Antonio Della Giusta


Professore Ordinario di Mineralogia dell'Università di Padova


 




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